Call con 10 high: Stu Ungar vs Ryann Riess

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Call con 10 high: Stu Ungar vs Ryann Riess

Chi, meno di una settimana fa, ha seguito il final table dell’EPT Montecarlo Main Event, è stato spettatore (o lettore) di una grandissima giocata da parte dell’americano Ryann Riess. Il campione delle WSOP 2013 ha effettuato un incredibile call con un [Ts] carta alta, ai danni di un altro fortissimo giocatore, il pro tedesco – risultato alla fine vincitore del torneo – Manig Loeser.

Rivediamo l’azione. Manig Loeser limpa da small blid con [6s][2h] e Ryan Riess si adegua da BB. Flop: [Jd][9d][8c] ed è check per tutti e due. La stessa action si ripete al turn, un [Jc]. Quando al river il dealer gira un [9h], Loeser punta 1,5 milioni, mettendo di fatto all-in Riess. L’americano usa un time-bank e chiama con [Ts][2c], incassando il pot con un dieci carta alta!

Peccato che, nonostante questa giocata, Ryess sia uscito non molto tempo dopo, 4° per €265.620. Ma questa è un’altra storia. Quello che a noi interessa è evidenziare la lettura dell’americano su Loeser e il fatto che ci ricordi una giocata simile, ma di altri tempi.

wsop-main-event-2013-thumb-500x748-209587.jpgRyan Riess campione del mondo nel 2013

Una giocata ancora oggi definita il “call del secolo”, anche perché a farla fu nientemeno che una leggenda del poker, Stu Ungar. Siamo nel 1991 e Ungar lancia una sfida a Mansour Matloubi, vincitore un anno prima del Main Event WSOP. Facciamo un passo indietro. Nel 1990 Stu Ungar, dopo i due titoli vinti nel 1980 e 1981, fa la sua ricomparsa alle WSOP. E’ broke, tanto per cambiare, ma trova qualcuno disposto a sponsorizzarlo per quella edizione. Si iscrive, gioca e domina, rimanendo per due giorni nettamente davanti a tutti nel chipcount. Poi, una sera, il demone che lo ha accompagnato per tutta la sua inquieta esistenza fino alla morte, torna a farsi vivo. Ungar non si presenta in sala alla ripresa dei giochi: viene trovato nella sua stanza e ricoverato d’urgenza all’ospedale per overdose. Incredibilmente, riesce a riprendere il torneo e ad arrivare al final table, ma la gara è ormai compromessa. A quel punto, Matloubi vince il titolo.

stu-ungar.jpgUn giovane Stu Ungar

Di qui il senso della sfida per Ungar: confrontarsi con il campione di quel torneo che avrebbe dovuto regalargli una leggendaria tripletta WSOP (tripletta che comunque arriverà nel 1997).

Si gioca in modalità cash freezout ovvero, una volta terminato lo stack, la sfida finisce. I bui sono $200/$400 quando “The Kid” apre a 1.600 dollari che Matloubi chiama. Il dealer posiziona le prime tre carte: [3s][3h][7c]. Ungar c-betta 3.600 e il suo avversario sceglie di vedere il turn, un [Kd]. Qui entrambi scelgono di fare check. Quando una [Qc] completa il board, Matloubi va diretto all-in per 32.000 dollari. Ungar lo guarda e gli dice: “Hai una scala mancata e ora provi a rubare il piatto, probabilmente hai 4-5 o 5-6: chiamo!” La lettura di Ungar fa venire i brividi: Matloubi ha infatti [4s][5d] e Ungar incassa il monster pot con [Tc][9h]!

Più grande questo call o quello di Ryess? Difficile dirlo e forse poco sensato, un po’ come quando si cerca di paragonare i grandi sportivi del passato a quelli di oggi: più forti Pelè-Maradona o Cristiano Ronaldo-Messi? Meglio Laver o Federer? Paradossi temporali, perché ogni tempo ha i suoi campioni. Di sicuro, però, lo sport e i giochi di abilità (qui mettiamo il poker ovviamente) di oggi hanno 3 “più”: più competizione, più mezzi, più preparazione.

E anche per questo, forse con un pizzico di nostalgia, il cuore di chi scrive batte per Ungar.

high-rollers-300x216.jpgLa locandina del film "High Roller: The Stu Ungar story"

Per chi volesse conoscere meglio la storia di “The Kid”, il riferimento principale è al libro di Nolan Dalla e Peter Alson, intitolato “One of a kind: The Stu Ungar story“, dal quale è stato poi tratto anche un film “High Roller“, per la regia di A. Vidmer. Il film è del 2003 e non è mai uscito in Italia, ma lo si può trovare in dvd o su qualche canale a pagamento.

Il regista copre l’intera vita del campionissimo, anche se in maniera meno drammatica di quanto si può ricavare dal libro. Il giovane Ungar inizia la sua ascesa nel mondo del gioco con il Gin Rummy. A 14 anni è già un professionista quasi imbattibile anche se sperpera tutti i soldi vinti con le carte nelle scommesse sui cavalli. Raggiunto l’apice, nessuno vuole più affrontarlo e Ungar deve cambiare attività. Passa al Blackjack e anche lì vince. Troppo, al punto che i casinò d’Americano lo bannano.

Gli serve qualcosa di nuovo. E qui si apre il capitolo (finale), quello del Texas Hold’em, un gioco per lui “troppo facile”. Si iscrive al suo primo Main Event WSOP nel 1980 e lo vince subito, battendo in finale Doyle Brunson. Da lì in poi è tutto “montagne russe” esistenziali, con picchi e cadute rovinose a causa delle sue dipendeze da azzardo, droghe e alcolici. L’ultimo picco è datato 1997, quando vince il suo terzo e ultimo braccialetto WSOP ME. L’ultima caduta, quella definitiva, arriva l’anno dopo, quando il suo corpo senza vita viene trovato in uno squallido motel.

A impersonare Stu Ingar nel film c’è Michael Imperioli che gli appassionati di serie tv ricorderanno nel ruolo di Christopher Moltisanti ne I Soprano.

Un film ida vedere per chi ama la storia del poker e, soprattutto, per chi vuole ricordare il grandissimo Stu “The Kid” Ungar.

v1-stu-ungar-gin-rummy-scene-from-the-high-roller.jpgMichael Imperioli

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